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Come diventare Professional Organizer

Il Professional Organizer è una figura professionale ancora nuova in Italia e con delle prospettive di crescita molto interessanti. Abbiamo chiesto qualche indicazione su come diventare Professional Organizer a Sabrina Toscani, CEO e fondatrice di Organizzare Italia, la prima impresa di organizzazione della persona in Italia, e cofondatrice di APOI, l’Associazione Professional Organizers Italia.

Buongiorno Sabrina! Per prima cosa, ci aiuti a capire chi è il Professional Organizer e in che cosa consiste il suo lavoro?

Il Professional Organizer è una professione nata negli Stati Uniti negli anni ’80 e diffusa poi in Inghilterra, Australia, Germania, Olanda, Giappone, per arrivare negli ultimi anni anche nei paesi latini.

Il Professional Organizer, o PO, aiuta le persone ad organizzarsi. Educa all’organizzazione e aiuta a migliorare le abilità organizzative, non tanto per il puro gusto di avere le cose organizzate quanto perché crediamo che questo abbia un riscontro diretto sul tipo di emozioni che una persona può vivere durante la giornata. A livello domestico, lavorativo, e in generale nella gestione del tempo della giornata e delle diverse attività, siamo convinti infatti che l’organizzazione possa aiutare la persona ad avere una giornata quanto più tranquilla, serena e fluida possibile, senza troppi intoppi. Ognuno di noi ricopre diversi ruoli e deve svolgere tantissimi compiti e attività, quindi il rischio è quello di andare in tilt o di perdere tempo, energia o anche denaro proprio a causa della mancanza di organizzazione.

Ogni PO ha un suo ambito, c’è chi si propone di più nell’ambito domestico, per affiancare le famiglie nella gestione dell’economia domestica, mentre altri operano in ambito aziendale, sempre partendo dall’individuo che nell’azienda ci lavora e che se meglio organizzato può fare la differenza nella qualità e produttività dell’azienda.

Come si svolge nella pratica l’attività di consulenza del Professional Organizer e quali obiettivi si prefigge di raggiungere?

L’obiettivo della mia scuola di pensiero è aiutare la persona affinché poi sia in grado di fare da sola, quindi darle tutti gli strumenti per non chiamare più il PO. Una volta che ha imparato e capito quello che le torna più comodo, utile e funzionale, può fare da sola e non ha più bisogno di chiamare noi.

Nel concreto, di solito è proprio un affiancamento nel mettere a posto, sia fisicamente che mentalmente. Non sempre si tratta di spazi ma talvolta di organizzare le idee, il calendario, le cose da fare. Si tratta di interventi di solito individuali: al centro degli interventi del Professional Organizer c’è sempre la persona, ovunque si trovi.
I metodi di intervento e l’approccio possono essere molto diversi, ma si tratta sempre di una consulenza personalizzata in base alle esigenze della persona, con cui viene costruito il percorso che si fa insieme.

Il Professional Organizer si prepara tutta una serie di strumenti da poter utilizzare e poi cerca di adattarli alle esigenze della persona, perché ovviamente se io impongo a un altro un mio sistema è probabile che non funzioni, invece l’idea è proprio di capire di cosa ha bisogno la persona, come risolvere e organizzare nella maniera più semplice e quindi suggerirle dei sistemi quanto più semplici e intuitivi possibile in modo che poi riesca a muoversi al meglio.

In media quanto dura una consulenza?

È difficile generalizzare perché i tipi di intervento possono essere molto diversi. Per dire, se intervengo in uno spazio, ad esempio un grande garage che da anni non viene toccato, è chiaro che ci vorrà del tempo per liberarlo e riorganizzarlo come si deve. A volte, invece, può bastare una consulenza di un paio d’ore per dare qualche input.

Diciamo che per fare un percorso mediamente utile, che serva ad apprendere delle cose da portare avanti da soli, potrebbero essere necessarie ad esempio una giornata o due, magari spezzate in diverse sessioni di qualche ora, in modo da lasciare il tempo di metabolizzare e adottare le indicazioni ricevute, per poi rivedersi e capire che cosa ha funzionato e che cosa no.

Che tipo di attitudini servono per diventare Professional Organizer? Quanto pesa la componente “tecnica” (conoscenza degli strumenti e delle tecniche) e quanto quella “relazionale” (capacità di entrare in sintonia con le persone)?

Per fare questo lavoro, la cosa fondamentale è che devi proprio avere voglia di aiutare le persone. La componente relazionale è sicuramente la più importante, perché è la più delicata e più difficile da apprendere. Per il Professional Organizer è fondamentale essere empatico e saper ascoltare, perché se proponiamo soluzioni senza aver ascoltato e compreso le esigenze della persona, il rischio è che il nostro intervento non sia utile.

L’aspetto tecnico è ugualmente importante ma può essere appreso, anzi il mio consiglio è che il PO non smetta mai di studiare, in modo che la “cassetta degli attrezzi” di soluzioni e consigli che si possono dare al cliente aumenti sempre di più, aumentando di conseguenza la professionalità e la bravura. Questo lo si può fare nel tempo, studiando e leggendo tanto.

Che tipo di formazione serve? Quanto conta la teoria e quanto la pratica?

Se una persona vuole fare il PO deve proprio buttarsi e fare tanta pratica, però nel contempo deve anche approfondire la teoria perché le conoscenze che porta sono fondamentali.
Il mio consiglio è di fare entrambe le cose in contemporanea, quindi mentre si studia cominciare a fare degli interventi, magari iniziando da persone vicine. Questo aiuta anche a capire quali sono le parti teoriche che interessano di più e che si desidera approfondire.

Per svolgere la professione non c’è l’obbligo di avere un particolare diploma o attestato, ma frequentare i corsi come ad esempio quelli che organizziamo con l’APOI è molto utile per avere un’impostazione professionale, apprendere i fondamenti per partire bene senza fare errori e anche capire meglio in che ambito specializzarsi. In ogni caso, anche a chi fa il corso consiglio sempre di continuare a studiare e tenersi aggiornati.

Ci sono più opportunità nella consulenza ai privati oppure alle aziende?

Io ho iniziato in azienda perché ero consulente aziendale e quindi mi è venuto naturale partire così, anche perché in qualche modo la figura del consulente / formatore in azienda c’è sempre stata, anche se su ambiti diversi. Ci sono buone opportunità nelle aziende innovative e lungimiranti, ma ora mi chiamano anche moltissimi privati. Prima nessuno sapeva che esisteva il Professional Organizer quindi era difficile anche per i potenziali clienti trovare delle risposte e arrivare a una figura come la nostra.

Quali sono indicativamente le possibilità di guadagno?

È molto difficile dare delle indicazioni significative a livello generale perché le variabili che incidono sono veramente molte, ad esempio: l’esperienza del PO, se si tratta di un intervento per un cliente privato o per un’azienda, di qualche ora o di molti giorni, ecc.

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere questa professione?

Di solito dico di leggere molto bene il sito APOI che fornisce molti contenuti su chi è il Professional Organizer e sul perché valga la pena iscriversi, cominciare a frequentare questo mondo, partecipare agli eventi che organizziamo offline e online. È fondamentale anche leggere molti libri sul tema per capire meglio in che ambito muoversi.
Poi è importante vedere bene che cosa esiste già in Italia e soprattutto all’estero, guardare i siti dei Professional Organizer statunitensi, vedere cosa fanno, come si propongono, ecc. In Italia questo è un mondo ancora nuovo e con tanto spazio, quindi si può davvero fare quello per cui ci si sente più portati e specializzarsi nell’ambito che interessa di più.

Grazie Sabrina!

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